L’espressione “Made in Italy”, nata negli anni ’80, è una sigla che fu usata dai produttori italiani per identificare il loro lavoro interamente eseguito in Italia, quasi una certificazione del loro lavoro.
Venendo a tempi più recenti il Made in Italy ha assunto la caratterizzazione di certificazione (è nato appositamente un consorzio di produttori per certificarne l’origine) per qualsiasi prodotto ideato e sviluppato in Italia, assumendo quindi la caratterizzazione di certificazione dell’ “ingegno” e della “creatività” italiana.

Secondo una ricerca di mercato (del 2012) a cura di KPMG questa espressione/certificazione è stata parificata ad un marchio vero e proprio e per notorietà è il terzo marchio riconosciuto a livello globale.

Vi chiederete perché in un blog dedicato al turismo parliamo di “Made in Italy” termine associato ad un prodotto fisico e concreto.

Semplice, perché il made in Italy e in generale l’export di prodotti dal nostro paese è profondamente legato alla conoscenza del nostro Territorio che un turista, o potenziale tale, ha portato o porterà all’estero.
Il made in Italy è un processo di “destination branding” se vogliamo definirlo così e l’ENIT lo ha compreso, basando la sua ultima (intendendo con ultima solo a livello cronologico) campagna di promozione turistica all’estero.

Nel mondo, come molti politici ci dicono (ma ne sono convinti?), si ha richiesta di Italia. Perché l’Italia ha un potenziale di creatività, ingegno, di saper fare che supera, per molti aspetti, altre nazioni.

Il mio non vuole essere un discorso patriottico, anzi, è una fredda analisi della realtà dei fatti. La maggior parte dei potenziali turisti vedono l’Italia come meta dei loro sogni di viaggio, ma la conoscono poco. E perché la conoscono poco?

Perché non vi è stata la volontà, negli ultimi 20/30 anni di farla conoscere in modo totalitario con un approccio di management a lungo periodo, ci si è cullati sugli allori, mentre altre nazioni, meno appetibili di noi a livello turistico, ci hanno sopravanzato. In questi paesi sono stati fatti investimenti a lungo periodo che ora stanno ripagando.

E noi? Stiamo a guardare?

Si, purtroppo la risposta pare proprio questa. È di attualità la grave crisi che sta attraversando l’ENIT (o Agenzia Nazionale per il Turismo, ovvero l’agenzia statale che dovrebbe curare e pianificare la promozione turistica italiana all’estero) sia a livello di governance che a livello economico. E le risposte a questa crisi purtroppo stanno mancando.

Sicuramente il ritorno a investimenti mirati non produrranno nel breve periodo un grande ritorno economico, ma le basi per riprenderci il gradino più alto ci sono tutte, anche perché partiamo da una posizione in classifica non così drammatica a livello turistico. E se il settore turismo avrà dei benefici, questi si rifletteranno anche sul settore produttivo italiano, rafforzando ancor di più il marchio Italia e “costringendoci” ad esportare ancora più prodotti di qualità nel mondo.

Il mio consiglio, e appello, infine è quello di rimboccarci le maniche tutti quanti, perché il marchio Made in Italy, la conoscenza del prodotto turistico Italia e dei prodotti che questo Paese può offrire possono essere una soluzione alla crisi economica che ci sta colpendo e perchè, diciamocelo, se è possibile uscirne è solo perché potremmo applicare il nostro ingegno, la nostra creatività e il nostro impegno che da sempre ci caratterizzano.

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