Ogni anno la Commissione Europea assegna il titolo di Capitale Europea del Turismo Intelligente a una o più città che dimostrano un approccio innovativo, sostenibile e inclusivo alla gestione del turismo. Non si tratta di un premio alla notorietà di una destinazione, ma di un riconoscimento che misura concretamente quanto una città riesca a mettere la tecnologia e la sostenibilità al servizio dei visitatori — e soprattutto dei propri abitanti.Per il 2026 la competizione ha coinvolto 58 destinazioni provenienti da 22 paesi. I vincitori sono stati annunciati a Bruxelles nel novembre 2025. Vediamo chi ha vinto, perché, e cosa possiamo imparare da queste esperienze se lavoriamo nel settore turistico italiano.

Che cos’è il turismo intelligente secondo l’UE

Il concetto di smart tourism adottato dall’Unione Europea va ben oltre l’uso delle app o dei QR code nei musei. Una destinazione intelligente è quella capace di integrare tecnologie digitali, accessibilità universale, sostenibilità ambientale e valorizzazione culturale in un sistema coerente, che produca benefici sia per i turisti sia per i residenti.
L’iniziativa è nata nel 2018 su proposta del Parlamento Europeo ed è oggi finanziata nell’ambito del Single Market Programme. La governance è affidata a due direzioni generali della Commissione: DG GROW (mercato interno e imprese) e DG MOVE (mobilità e trasporti). Un dettaglio che non è casuale: i trasporti e il turismo sono considerati politiche complementari, non separate.
La valutazione si articola su quattro pilastri obbligatori: Accessibilità, Sostenibilità, Digitalizzazione, Patrimonio Culturale e Creatività. Non è possibile eccellere solo su uno e ignorare gli altri: il punteggio finale è la sintesi di tutti e quattro.

Chi può partecipare

Il concorso distingue due categorie in base alla popolazione:

Categoria Popolazione Focus principale
European Capital of Smart Tourism Oltre 100.000 abitanti Eccellenza su tutti e 4 i pilastri
European Green Pioneer of Smart Tourism Da 25.000 a 100.000 abitanti (min. 5.000 per paesi <1M ab.) Transizione verde e sostenibilità
La partecipazione è aperta non solo agli Stati membri UE, ma anche a paesi come Albania, Bosnia, Islanda, Norvegia, Serbia, Turchia e Ucraina, tra gli altri.

I vincitori 2026

Tampere (Finlandia) si è aggiudicata il titolo principale. La città è salita dal 23° al 6° posto nel Global Destination Sustainability Index grazie a strumenti di sostenibilità dedicati alle imprese locali. Ha sviluppato un servizio — l’Outdoor Express — per raggiungere le aree naturali circostanti senza dipendere dall’auto privata, e un’app unica (Tampere.Finland) che integra trasporti, eventi e servizi turistici. Sul piano dell’identità culturale, Tampere ha saputo valorizzare il proprio patrimonio legato ai Moomin e il titolo di “Capitale Mondiale della Sauna”, costruendo un posizionamento forte e riconoscibile.
Dubrovnik (Croazia) ha vinto come Green Pioneer. Una scelta che ha fatto notizia, perché Dubrovnik era diventata negli anni un caso emblematico di overtourism. Proprio per questo il suo riconoscimento è significativo: la giuria ha premiato il coraggio di invertire la rotta. La città ha imposto un limite di due navi da crociera contemporanee e un massimo di 4.500 passeggeri al giorno, ha installato sensori per monitorare i flussi nel centro storico e ha creato un Dubrovnik Pass che incentiva la visita di siti meno noti e raccoglie dati per la pianificazione urbana.

Le città finaliste per il 2026

Finalisti – Capitale del Turismo Intelligente Finalisti – Pioniere Verde
Braga (Portogallo) Dubrovnik (Croazia) – Vincitore
Bruges (Belgio) Geestland (Germania)
Bruxelles (Belgio) Ibiza (Spagna)
Genova (Italia) Laois (Irlanda)
Lipsia (Germania) Mariagerfjord (Danimarca)
Ratisbona (Germania) Marmaris (Turchia)
Tampere (Finlandia) – Vincitore Rebild (Danimarca)
Tartu (Estonia)

Il ruolo dell’Italia: da Torino a Genova

L’Italia non è spettatrice di questa competizione. Torino ha vinto il titolo per il 2025, superando 21 candidate. La giuria ha premiato la sua capacità di reinventarsi: da polo industriale a hub culturale e tecnologico, con la trasformazione delle OGR (Officine Grandi Riparazioni) e del Lingotto in spazi per cultura e innovazione, la piattaforma Turismabile per il turismo accessibile attiva dal 2007, e l’uso di intelligenza artificiale nei musei.
Grosseto ha vinto il Green Pioneer per il 2024, premiata per la gestione sostenibile del paesaggio maremmano e le strategie di turismo rurale. Genova è finalista per il terzo anno consecutivo (2024, 2025, 2026): non ha ancora vinto, ma è regolarmente citata come caso di buona pratica per la gestione del patrimonio storico e i progetti legati alla Blue Economy.
Il messaggio è chiaro: l’Italia è competitiva su questo terreno. L’idea di un Paese arretrato digitalmente non regge all’analisi dei dati.

L’evoluzione storica del premio (2019–2026)

Anno Capitali del Turismo Intelligente Green Pioneer / EDEN
2019 Helsinki (FI) – Lione (FR)
2020 Göteborg (SE) – Malaga (ES)
2022 Bordeaux (FR) – Valencia (ES) Middelfart (DK)
2023 Paphos (CY) – Siviglia (ES) Kranj (SI)
2024 Dublino (IE) Grosseto (IT)
2025 Torino (IT) Benidorm (ES)
2026 Tampere (FI) Dubrovnik (HR)

Cosa cambia dal 2027

A partire dall’edizione 2027 — il bando è stato lanciato ad aprile 2026, con scadenza il 12 giugno — i due titoli vengono unificati sotto il nome European Capitals of Tourism. La struttura rimane bipartita (grandi città e destinazioni minori), ma il messaggio è diverso: la sostenibilità e la digitalizzazione non sono più criteri aggiuntivi, sono requisiti di base. Chi vuole essere una destinazione turistica competitiva non può più trattarli come opzioni.

Cosa significa tutto questo per chi opera nel turismo italiano

Questi premi non sono solo una questione di marketing istituzionale. Raccontano una direzione precisa verso cui si sta muovendo il turismo europeo, e che prima o poi si tradurrà in aspettative concrete da parte dei visitatori e in requisiti regolativi da parte delle istituzioni.
Per le strutture ricettive e le destinazioni italiane, ciò significa lavorare su più fronti contemporaneamente: gestione intelligente dei flussi, digitalizzazione dell’esperienza ospite, accessibilità reale e non solo formale, valorizzazione del patrimonio locale in chiave contemporanea. Non si tratta di grandi investimenti tecnologici alla portata solo delle grandi città, ma di un approccio strategico che può essere adottato anche da realtà di piccola e media dimensione.
Se stai lavorando su questi temi — che tu gestisca una struttura ricettiva, un’attività culturale o una destinazione — il primo passo è avere una visione chiara degli obiettivi e degli strumenti disponibili.

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