Forse ce lo ripetono fino dalle elementari, forse lo sentiamo solo da qualche anno, ma la frase è sempre quella: l’Italia conserva il 40% del patrimonio culturale, artistico e storico-archeologico della Terra.

Si, siamo fortunati, abbiamo un patrimonio inestimabile da curare e gestire, patrimonio che deve essere fatto conoscere e promosso. D’altronde è il turismo culturale che fa la parte del leone in Italia.

Molti stranieri vengono nel nostro Paese per conoscere, visitare e amare la nostra cultura. E i luoghi deputati a soddisfare questo desiderio sono i musei, le gallerie d’arte e i siti archeologici.

Noto però, con disappunto, che molte di queste strutture non sono ancora in grado di entrare e proporsi nel mercato turistico in modo efficiente. Molte volte ancora la comunicazione si svolge attraverso il sito istituzionale (anche qui “lasciato al caso” essendo riunito insieme ad altri musei in portali dedicati sviluppati dalle singole provincie o dalle soprintendenze locali) e non attraverso i social network, non riuscendo così a portare e muovere interesse verso la scoperta del nostro patrimonio.

Ci sono dei casi che fanno ben sperare, ad esempio le MuseumWeek (#MW2015) dove alcuni importanti (e non solo) musei si “sfidano” attraverso i social network su temi specifici portando a conoscenza del pubblico le loro particolarità e le loro ricchezze.

Sempre in ambito di comunicazione è da sottolineare la campagna di informazione e coinvolgimento portata avanti per l’apertura del nuovo allestimento realizzato al Museo Egizio di Torino. Una campagna coinvolgente sia a livello di social network che di campagna visiva attuata nella città di Torino.

Ma una campagna pubblicitaria deve essere basata su un contenuto solido e ben definito e qui non siamo all’altezza. Alcuni musei adottano ancora degli allestimenti “antichi”, non moderni e coinvolgenti dell’esperienza che si sta vivendo nel momento della visita. Oppure i nuovi allestimenti ci sono, ma mancano di un “piccolo” dettaglio: le schede informative tradotte (almeno!) in inglese (è successo, l’ho visto, sono rimasto inorridito). Soprattutto continua un dibattito annoso sugli allestimenti: i magazzini dei musei sono stracolmi di reperti (tante volte unici e importanti) ma non sono mai esposti, perché la rotazione dell’esposizione è impegnativa a livello economico.

Sono dell’opinione che serva investire in questo settore perché, a differenza di altri paesi che già l’hanno fatto come la Germania, abbiamo delle potenzialità ancora inesplorate che altri non potranno eguagliare. Il tutto deve partire però da un approccio di management organizzativo, ripensando gli spazi espositivi e i musei in generale, che devono essere vissuti appieno offrendo quei servizi essenziali per attirare l’attenzione delle persone.

Quanto sarebbe bello poter gustare un buon bicchiere di vino italiano nel giardino di un museo o di un sito italiano circondato da tanta bellezza artistica?

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