Ieri sera a Otto e mezzo, programma tv di La7, era presente la neo Presidente dell’Enit, Evelina Christillin (che si insidierà nel suo ruolo proprio oggi, 8 ottobre 2015).

Che cos’è l’Enit?

E’ l’agenzia nazionale per il turismo, ovvero quell’ente che coordina la promozione del sistema turistico italiano all’estero. Ne abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo.

La puntata andata in onda è stata, a mio avviso, molto superficiale. La conduttrice (Lilli Gruber) ha condotto il dialogo partendo dall’ultima inchiesta di Gianantonio Stella sui costi di Enit.

Giusto per una panoramica completa, ecco quali sono i numeri di base dell’Enit (o meglio, i numeri fino ad oggi):

– 78 dipendenti;
– almeno la metà di questi 78 sono direttori;
– 23 sedi in tutto il mondo.

Cottarelli, il commissario alla Spending Review, ha inserito il “carrozzone” Enit negli enti da tagliare o comunque da ridimensionare per il costo elevato. Ricordo che Enit fino ad oggi era un ente pubblico, partecipato e coordinato (oltre che alle strette dipendenze) del Ministero della Cultura e del Turismo.

Cosa si vuole fare?

La nuova presidente ha parlato del ridimensionamento e della trasformazione che Enit subirà nei prossimi tempi. Prima di tutto non sarà un ente a completa partecipazione pubblica e comunque il suo statuto passerà da ente pubblico a ente economico di interesse pubblico, ma gestito come un’azienda privata. Gli stessi dipendenti subiranno una variazione contrattuale (tecnicamente non perderanno il posto di lavoro, almeno così ha sostenuto) seguendo i parametri imposti dai contratti nazionali come quelli predisposti per il settore da Federturismo.

Il “nuovo” ente avrà un Consiglio di Amministrazione ristretto a 3 persone, la presidente, più altri due.

I punti base, da cui partire secondo la Christillin, e da perseguire per ottenere un rilancio di questo ente sono i seguenti:

– la digitalizzazione completa della struttura;
– la raccolta dei Big Data;
– un maggiore coordinamento con le Regioni, che ad oggi possono (in base al titolo V della Costituzione) coordinare e gestire la propria promozione in maniera autonoma e distinta dalle direttive di Enit;
– la riduzione delle sedi all’estero, mantenendo solo quelle considerate “strategiche” e legate alla presenza di scuole, camere di commercio o istituti di cultura italiani.

Detto questo la puntata ha affrontato altre tematiche non inerenti al turismo.

Il mio punto di vista

In prima analisi, molto superficiale, posso solo dire che le “premesse” siano pressoché buone. Si ha voglia di cambiare qualcosa, come lo si voglia fare lo capiremo dopo il primo CDA di oggi.

In seconda analisi, ecco qui cominciano i dubbi e le “sorprese”…I dati dicono che abbiamo, in questo ente, 78 dipendenti, bene, dico io, vuol dire che siamo strutturati in maniera completa ed efficace per poter gestire e promuovere un territorio così ricco come l’Italia.

Aggiungo,subito dopo, male, anzi malissimo, di questi 78 almeno la metà sono direttori. Che ce ne facciamo di tutti questi direttori? Ci sono almeno 34 divisioni interne per cui è richiesto un direttore? Non mi sembra, ma va da sé che a quanto pare siano necessari.

Abbiamo 23 sedi nel mondo (ci possono stare, soprattutto nei paesi che hanno “più fame” di Italia), anche se nutro il dubbio (e forte) che si possano recuperare risorse tagliandole e magari integrando più aree linguistiche in alcuni sedi particolari. Staremo a vedere, pure qua, come il taglio verrà effettuato e secondo che criteri sarà eseguito.

In terza analisi parliamo dei punti di partenza e di arrivo che la nuova presidente si è imposta.

1. Digitalizzazione. Nel 2015 mi sembra il minimo che una struttura come enti sia digitalizzata in toto, non è così? E per quale motivo? Se poi c’è l’intervento del politico ospite di turno che segnala come il sito internet “Italia.it” sia orribile, beh qualche domanda me la farei, forse sarebbe ora di rinfrescare anche quell’immagine?

2. Big data. All’alba del 2015 (siamo più al tramonto ormai, con tanto di evento mondiale che si esaurirà in questi giorni) non abbiamo mai raccolto i famosi “Big Data”? E su cosa basiamo la nostra promozione? Sul “sentimento”? Sul fatto che “Siamo l’Italia e piacciamo a tutti”? Anche qui direi che bisognerebbe riflettere un po’, no?

3. Coordinamento con le Regioni. Sarebbe anche ora, direi, di coordinare a livello centrale la promozione, anche regionale. E soprattutto seguire quelle best practices già attuate da alcune regioni per promuoversi (casi emblematici sono il Trentino e il Sud Tirol), magari coinvolgendo nuove forze fresche per pensare a nuove forme! P.s. è ovvio che in questo preciso momento, per iniziare a pensare, dobbiamo partire da dati certi…

4. Riduzione delle sedi estere. Come prima, concordo, però che la razionalizzazione sia fatta secondo precisi criteri.

L’intervista mi ha lasciato una sensazione di sospeso, idee chiare non mi sembrano ci siano e nemmeno così innovative, ma staremo a vedere, altro non possiamo fare.
Ora a Lei, Evelina, la patata bollente di come riformare e rendere efficace questo strumento, che può essere senza dubbio, il nostro biglietto da visita per i potenziali visitatori del nostro Paese.

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