Da qualche anno a questa parte il capoluogo emiliano ha registrato un notevole aumento di arrivi e presenze, soprattutto di turisti stranieri. Quali cause hanno determinato questo fenomeno?

Bologna città d’arte, Bologna città del buon cibo.
Se oggi i binomi sono ormai consolidati, fino a qualche anno fa avrebbero destato non poche critiche.
La storia turistica del capoluogo emiliano è sempre stata legata a doppio filo al segmento dei viaggi d’affari: grazie alla presenza di un polo fieristico e congressuale di fama nazionale e a un settore industriale molto competitivo, Bologna è stata ed è tuttora una destinazione turistica fortemente vocata al turismo business.
Nonostante ciò, gli ultimi dati statistici relativi all’andamento di arrivi e presenze rilevano una forte e costante crescita dei turisti leisure, che visitano Bologna non per recarsi a una manifestazione fieristica, ma in quanto sede di un ricco patrimonio artistico, culturale e gastronomico. Quali sono gli eventi che hanno portato a questo importante cambiamento di prospettiva per il turismo cittadino?

Il giro di boa per la reputazione turistica di Bologna è arrivato nel 2000, con il titolo di Capitale Europea della Cultura. In quell’anno – e ancor più negli anni successivi – è avvenuta una piccola rivoluzione copernicana per il turismo bolognese, che ha condotto a un incremento significativo e ininterrotto di arrivi e presenze in città. Il boom ha interessato soprattutto il numero di visitatori stranieri, che da allora non ha smesso di crescere: nel decennio 2004-2014 si è registrato un +90% di turisti europei ed extraeuropei, che nel 2014 raggiungevano il 45% sul totale dei visitatori. Statistiche alla mano, il secondo annus mirabilis per la destinazione è stato il 2008, segnato dal trasferimento dello scalo del colosso low cost Ryanair – che in precedenza volava su Forlì – all’aeroporto di Bologna. Cinque anni dopo inaugurava anche la nuova stazione dell’Alta Velocità.

Da semplice luogo di transito dei flussi turistici diretti a Venezia, Firenze o Roma, negli ultimi quindici anni Bologna è quindi riuscita gradualmente a ritagliarsi un suo ruolo nel panorama turistico nazionale e internazionale, alimentato anche dal fattore di relativa novità della destinazione.

Di fronte all’aumento spontaneo dei turisti in città, l’amministrazione comunale non poteva rimanere ferma a guardare. Con un certo ritardo rispetto all’esplosione del fenomeno, nel 2012 il Comune di Bologna ha avviato il primo progetto di comunicazione e marketing strategico cittadino che ha coinvolto i principali stakeholders bolognesi allo scopo di riposizionare la città sul mercato turistico internazionale. Il Bologna City Branding è stato il primo vero momento di riflessione partecipata sul turismo a Bologna, da cui sono nati un brand Bologna e una Destination Management Organization, Bologna Welcome srl.

Oggi Bologna ha un brand, una DMO e alcuni prodotti turistici di punta che la distinguono da altre città d’arte italiane di medie dimensioni, e che insistono in particolar modo sulla sua antica tradizione gastronomica. La strada da percorrere è però ancora lunga: in un mondo ormai saturo di etichette, avere un marchio originale non determina di per sé il successo del prodotto.
Il Bologna City Branding, inserito nel Piano Strategico Metropolitano del 2013, ha posato la prima pietra verso una governance turistica partecipata della città. Al termine del 2016 arriverà il momento di stendere un nuovo programma strategico per il turismo bolognese che non potrà prescindere dal dedicare un’attenzione speciale ai mercati top spenders, a rinnovati accordi con i vettori aerei, a un corretto ed efficace reimpiego della tassa di soggiorno e all’ulteriore valorizzazione delle eccellenze gastronomiche su cui poggia la reputazione di una destinazione che si presenta col titolo di City of Food.

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