Siamo con Stefano e Monica Baratella, fondatori di Oltrelimite Onlus che si dedica a fornire tutte quelle informazioni, in special modo alle strutture ricettive, per migliorare l’esperienza di viaggio per le persone con disabilità.



Stefano, vorrei, come prima cosa, che ti presentassi e offrissi a chi ci legge una panoramica sull’associazione che hai fondato. Di cosa si occupa e come opera.

Innanzi tutto la mia esperienza nel settore turistico nasce alla fine degli anni 80 come collaborazione a livello commerciale con diversi Tour Operator prevalentemente per l’out-going. A seguito di un grave infortunio avvenuto nel 2001 ho riportato una danno fisico che mi ha “catapultato” in una nuova prospettiva di vita nel mondo della disabilità motoria in carrozzina.
Da qui, come per le azioni quotidiane, è cambiata anche la mia prospettiva di viaggio e lavoro nel mondo del turismo.
Fin da subito ho cercato di interagire con gli operatori turistici e di ampliare le informazioni per un turismo che necessita di particolari accorgimenti.
Nel 2012, poi, con mia moglie ed altri 2 soci, ho fondato Oltrelimite Onlus, proprio per poter raccogliere e divulgare informazioni tecniche e dettagliate in merito alle accessibilità per persone con disabilità – prevalentemente motoria.


A molti può sembrare “impossibile” che le persone con disabilità possano intraprendere dei viaggi, ma come hai dimostrato non è assolutamente vero. Però molte strutture non sono ancora attrezzate ad offrire a questi ospiti i servizi necessari o l’accessibilità necessaria alla loro fruizione. Secondo te perché?

In merito a questa tematica ci sarebbero da fare le opportune distinzioni a priori: estero ed Italia. All’estero, vedi soprattutto Stati Uniti, ma anche altri stati europei sono molto più avanti di noi da questo punto di vista; il turista disabile è visto come un “turista/cliente”, in Italia purtroppo è ancora visto prima come “disabile” e poi come cliente. Ci sono anche problematiche strutturali legate alla storicità dei Paesi, pertanto alcune volte è difficile poter rendere accessibile nella sua interezza uno stabile o un sito archeologico, ma altre, ricadiamo nella poca sensibilità e accortezza di chi dovrebbe realizzare progetti accessibili a tutti.
Altra cosa poi, sarebbe utile far capire, non per speculare, ma semplicemente calcolando il numero di persone con disabilità anche generiche, che questo segmento turistico potrebbe essere una buona fetta di mercato.

Ci hai detto che, data la tua esperienza lavorativa, hai lavorato per tour operator che hanno fatto dell’accessibilità un servizio da offrire. Ma è stata una loro iniziativa o sei “partito da solo”?

Parlando chiaramente, allo stato attuale non c’è nessun tour operator che ha fatto dell’accessibilità un suo punto d’arrivo nell’offerta… Ci sono, invece, alcuni T.O. con i quali abbiamo e tutt’ora sto collaborando, che hanno sposato questa iniziativa aggiungendo specifiche di accessibilità alla loro programmazione.

La situazione all’estero com’è? C’è più sensibilità nei confronti di questi ospiti “particolari”?

Come si menzionava nella domanda precedente, sicuramente all’estero, ma principalmente in destinazioni che vivono di turismo, l’attenzione anche a questa fascia di clientela è maggiore. In ogni caso è una cultura che parte già dagli inizi degli anni ’70, contrariamente all’Italia, che solo dalla seconda metà degli anni ’90 ha cominciato a volgere l’attenzione verso necessità specifiche di qualsiasi forma esse siano.

E in Italia?
Vedi precedenti.

Quali sono le maggiori difficoltà che riscontri quando visiti una struttura ricettiva che ti chiede consiglio su come migliorare i propri standard di ospitalità, anche nell’ottica di offrire un servizio alle persone con disabilità?

In primo luogo le difficoltà maggiori che sia un disabile che l’accompagnatore si trovano ad affrontare è la mancanza di informazioni adeguate che possano garantire una scelta appropriata. Quello che ci siamo prefissi, infatti, è la creazione di un database completo di qualsiasi tipo di struttura ricettiva e servizi accessibili – per quanto possibile in base anche alla disponibilità di chi crede in questo progetto – da poter mettere a disposizione sia dell’utente finale che degli operatori di settore in  modo da avere programmazioni e prodotti idonei e fruibili da tutti.



Quali sono le difficoltà, chiedo a te Monica, che riscontra la persona che accompagna e fa da supporto ad una persona disabile, nei luoghi turistici?

Cosa si può fare, ancora di più secondo voi, per migliorare l’offerta turistica per i portatori di disabilità?

Individuando la struttura e la zona in cui inserita, creare percorsi accessibili ad hoc, sia per quanto riguarda l’aspetto storico/culturale che naturalistico, abbinandolo al gusto e alle caratteristiche del territorio. Ritengo che ci siano tantissime cose che si potrebbero sviluppare anche per questa clientela, partendo comunque sempre dalla verifica sul campo delle proposte già operative potendole così promuovere anche per chi ha necessità di muoversi su sedia a rotelle.

Vi ringrazio per questa panoramica che ci avete offerto sul mondo del turismo dedicato alle persone disabili. Sicuramente ritorneremo a parlare di questo argomento e approfondiremo alcuni aspetti che potranno essere utili anche per coloro che ci leggono.

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